Errori comuni nella creazione di una palette (e i consigli di una brand designer)
Quando inizi a creare una palette colori per il tuo brand, è facile sentirsi sopraffatta. Hai davanti infinite possibilità, mille ispirazioni salvate su Pinterest e quella sensazione sottile di insoddisfazione nel dover scegliere ma senza sapere bene come.
Se ti riconosci in questa scena, sappi che non sei sola: scegliere i colori dell’identità visiva non è facile perché non è solo una questione estetica.
È un processo che parla di te, della tua storia e di come vuoi farti percepire dalle persone che incontreranno il tuo lavoro.
Quello che voglio fare con questo articolo è accompagnarti a guardare da vicino alcuni errori ricorrenti e molto comuni che incontro nel mio lavoro, quando aiuto le persone a definire i colori del loro brand. Non per giudicare, ma per darti una mappa dei punti critici a cui prestare attenzione: capire dove inciampiamo ci permette di creare con più consapevolezza, più sicurezza e soprattutto più autenticità.
Perché molte palette non funzionano
A prima vista una palette può sembrare “bella”, ma questo non basta per farla funzionare davvero. Una combinazione di colori efficace non nasce dal caso né dall’ispirazione del momento: è il risultato di scelte intenzionali, in equilibrio tra emozione, identità e funzionalità.
Quando una palette non lavora come dovrebbe, di solito è perché manca uno di questi elementi.
Magari piace, ma non rappresenta davvero il brand.
Oppure comunica un messaggio diverso da quello desiderato.
O ancora, crea difficoltà tecniche (poca leggibilità, contrasti insufficienti, problemi di stampa, ecc.) che ne limitano l’uso concreto, l’incisività e la coerenza..
In altre parole, una palette non funziona quando non sostiene davvero chi la utilizza.
Per questo, prima di vedere come costruirne una solida e distintiva, è utile riconoscere gli errori più comuni che possono indebolirla.
E adesso vediamo insieme gli errori più comuni esplorandoli uno ad uno.
1. Affidarsi solo al proprio gusto personale
Quando si inizia a scegliere i colori, è naturale partire da ciò che ci piace: il colore preferito, la palette vista su Pinterest, la tonalità che “ti fa sentire bene” in quel momento. Il problema non è il gusto personale in sé (anzi, è una componente preziosa) ma il fatto che, da solo, raramente basta a costruire un’identità visiva efficace.
Il rischio è creare una palette che rappresenta te come persona, ma non il tuo brand (e anche se si tratta di un brand personale, tu e lui non siete completamente e totalmente sovrapponibili)
Oppure una palette armoniosa, ma priva di un vero scopo: non sostiene il messaggio, non parla al pubblico giusto, non mantiene coerenza nei diversi contesti in cui il brand prende forma e si mostra.
Quando scegli i colori affidandoti solo all’istinto, è facile ignorare aspetti strategici come il significato psicologico delle tonalità, il contesto d’uso o la percezione del tuo target. Il risultato visivo può essere anche piacevole, ma al lato pratico e concreto è poco funzionale.
Il gusto è un ottimo punto di partenza.
Ma per diventare una palette professionale, serve trasformarlo in una scelta consapevole, capace di tradurre valori, identità e obiettivi in un linguaggio visivo chiaro
2. Lasciarsi guidare dalle tendenze invece che dall’identità
Le tendenze sono ovunque: una palette “di moda” oggi può sembrarti la scelta più sicura, soprattutto se la vedi comparire sui profili di designer, brand famosi o creator che ammiri. Il problema è che le mode cambiano velocemente: durano un anno o una stagione, mentre il tuo brand deve durare molto di più!
Scegliere una certa palette solo perché è in trend può portarti a due conseguenze (entrambe spiacevoli).
La prima è che il tuo brand rischia di somigliare a tanti altri, perdendo impatto e riconoscibilità.
La seconda è che, quando la tendenza passerà (perché passerà), i colori smetteranno di rispecchiare ciò che vuoi comunicare.
L’identità, al contrario, è più stabile. Cresce e cambia con te, ma non si stravolge ad ogni stagione. È da lì che dovrebbe partire la tua palette: dai tuoi valori, dal tuo carattere, dall’esperienza che vuoi far vivere a chi entra in contatto con il tuo lavoro.
Le tendenze possono ispirarti, certo, ma non dovrebbero guidare le tue scelte.
Una palette davvero efficace non è quella “attuale”, ma quella che rimane coerente nel tempo, e che racconta chi sei e cosa offri con chiarezza: oggi e tra qualche anno.
Un regalo per te
Se ti sei resa conto che stai costruendo il tuo brand più sull’ispirazione esterna che sulla tua identità, il workbook “Parti (o riparti) con il tuo brand” può aiutarti a fare chiarezza prima ancora di scegliere i colori.

3. Usare più colori di quanti ne servano
Spesso, quando si costruisce una palette, la tentazione di aggiungere “ancora un colore” è fortissima. Magari perché ci piace, perché ci sembra utile in un caso specifico, o semplicemente perché temiamo che la palette risulti troppo semplice. Ma una palette non diventa più efficace aggiungendo complessità: anzi, spesso accade il contrario.
Troppe tonalità rischiano di creare confusione, soprattutto quando si inizia a usarle nella pratica: sui contenuti social, sul sito, nei materiali stampati…
Diventa difficile mantenere coerenza, scegliere cosa usare e quando, e far percepire un’identità chiara e riconoscibile.
Una palette ben costruita deve funzionare sempre, deve farci da portavoce e semplificarci la vita (non complicarla o limitarci).
E questo accade quando ogni colore ha un ruolo preciso (principale, secondario, d’accento, neutro) e nessuno è presente “tanto per”.
Ridurre i colori non significa rinunciare alla creatività, ma darle una direzione.
Una palette equilibrata (a volte anche essenziale) è più solida, più leggibile, più professionale… e soprattutto più facile da usare, ogni giorno.
Ciao sono Elisa Rigamonti.
Creo grafica e siti web partendo dalle persone e dalla loro unicità. Se questo articolo ti sta facendo vedere i colori con occhi nuovi, iscriviti alla mia newsletter per continuare a ricevere ispirazione, spunti e risorse utili.

4. Scegliere colori poco distintivi
Alcuni colori sono così usati e riusati, da perdere forza comunicativa. Non perché siano “sbagliati” in sé, ma perché non riescono più a raccontare nulla di unico. Il rischio, quando scegli tonalità molto comuni o prevedibili, è di creare un’identità visiva che si confonde tra molte altre, senza lasciare un’impronta riconoscibile.
Questo accade spesso quando si opta per i colori più “sicuri”: quelli che piacciono a tutti, che sembrano andare sempre bene, che trovi in ogni palette generica. Ma un brand non dovrebbe puntare a essere neutro o anonimo: dovrebbe essere distinguibile, memorabile, capace di evocare qualcosa di preciso nella mente di chi lo incontra.
Attenzione però! Scegliere colori distintivi non significa usare tonalità eccentriche o fuori dagli schemi a tutti i costi.
Significa trovare una combinazione che rifletta davvero la tua identità, il tuo posizionamento e l’esperienza che vuoi far vivere. Una palette può essere delicata, sobria o minimale, e allo stesso tempo profondamente unica.
In un mondo saturo di immagini e contenuti, la differenza spesso sta nei dettagli: un tono leggermente diverso, una sfumatura inaspettata, un abbinamento pensato con cura.
Sono queste piccole scelte che trasformano un colore “banale” in un tratto distintivo del tuo brand.
Pensa a Cloud Dancer, il colore dell’anno Pantone: anche un bianco apparentemente semplice può diventare altamente distintivo quando è scelto con intenzione e legato a un’identità precisa.
È un po’ lo stesso principio di cui parlo nell’articolo dedicato a Cloud Dancer.
5. Non verificare formati e corrispondenze dei colori
Una palette può funzionare perfettamente sullo schermo, ma comportarsi in modo molto diverso quando entra nel mondo reale. Ogni supporto (monitor, smartphone, carta patinata, carta riciclata, ecc.) interpreta e rende i colori a “modo suo”. Se non verifichi questi aspetti, rischi che le tonalità scelte perdano coerenza o che un colore fondamentale del tuo brand cambi completamente nella pratica.
Un aspetto spesso sottovalutato è che lo spazio colore digitale (RGB/HEX) contiene molte più tonalità rispetto a quello stampabile (CMYK). Questo significa che, se crei la tua palette in strumenti come Canva partendo solo dai codici HEX, potresti innamorarti di un colore che… sulla carta semplicemente non esiste. Le stampanti non hanno la capacità fisica di riprodurre tutte le sfumature visibili a monitor.
Cosa succede allora?
Che il sistema converte automaticamente quel colore in quello stampabile più vicino. Solo che “più vicino”, nella pratica, significa spesso decisamente diverso: un rosso che vira al mattone, un verde che diventa spento, un blu che si ingrigisce. E la tua palette, pensata con cura, perde coerenza e identità proprio nel momento in cui dovrebbe rappresentarti.
È qui che entrano in gioco le diverse codifiche: RGB per il digitale, CMYK per la stampa. Senza una corretta conversione e senza test, alcuni colori potrebbero darti risultati inaspettati e sgraditi.
Controllare le corrispondenze non è un “dettaglio tecnico” : è ciò che ti garantisce che il tuo brand appaia sempre con la stessa identità, ovunque. Fare una verifica dei formati può evitarti molte sorprese e assicurarti che la tua palette funzioni davvero nel quotidiano.
6. Non pensare al contrasto e alla leggibilità
Una palette può essere meravigliosa da vedere, ma se non funziona quando la applichi ai testi, ai pulsanti o agli elementi chiave del tuo brand, perde immediatamente efficacia. Il contrasto non è un dettaglio estetico: è ciò che permette alle persone di leggere, navigare, orientarsi e percepire con chiarezza ciò che comunichi.
Sottovalutare questo aspetto può portare a problemi concreti: testi troppo chiari su sfondi luminosi, pulsanti che non si distinguono, call to action invisibili, elementi che si confondono tra loro. E quando la leggibilità cala, cala anche la percezione di professionalità e affidabilità del brand.
Per orientarsi con maggiore sicurezza, può essere utile fare riferimento alle linee guida WCAG (Web Content Accessibility Guidelines), che indicano i livelli minimi di contrasto necessari per garantire una buona leggibilità, anche a chi ha difficoltà visive. Le WCAG raccomandano, per esempio, un rapporto di contrasto minimo di 4.5:1 tra testo e sfondo per i testi di dimensioni normali. Ci sono diversi tool, anche online, che calcolano il rapporto tra due colori e ti dicono se rientra negli standard, quindi ricordati di verificare anche questo aspetto.
Il punto non è rinunciare a colori delicati o a palette morbide, ma trovare combinazioni che funzionino davvero. A volte basta scegliere una tonalità leggermente più scura o più chiara, oppure introdurre un colore d’accento pensato proprio per gli elementi che devono emergere.
Un buon contrasto non serve solo a “vedere meglio”: serve a comunicare meglio.
Ed è uno dei fattori che trasformano una palette da semplice scelta estetica a strumento strategico, capace di sostenere l’esperienza di chi entra in contatto con il tuo brand, online e offline.
7. Non considerare l’interazione tra i colori
Quando scegli un colore, è naturale valutarlo “da solo”: lo guardi nella sua casella, lo osservi sullo schermo, decidi se ti piace oppure no. Ma i colori non vivono mai isolati. Vivono insieme. E quando vengono accostati tra loro, cambiano: a volte in modo sottile, altre volte in modo sorprendente.
Questo fenomeno è noto come interazione cromatica: la percezione di un colore dipende da ciò che gli sta intorno. Un tono può sembrare più caldo o più freddo, più saturo o più spento, più chiaro o più scuro semplicemente perché è vicino a una certa sfumatura. È il motivo per cui un beige può apparire rosato accanto a un grigio freddo, o un blu può sembrare molto più brillante se affiancato a un arancione.
Non è un concetto nuovo: Josef Albers, nel suo celebre Interaction of Color, nel 1963, ha mostrato come un colore possa cambiare identità visiva a seconda del contesto. E anche l’armocromia si basa su questo stesso principio: i colori non “sono belli o brutti” in assoluto. Diventano armoniosi (o dissonanti), valorizzano (o spengono) in relazione a ciò che li circonda, che si tratti della pelle di una persona o della palette di un brand.
Se non consideri queste interazioni, rischi di costruire una palette che funziona bene “in teoria”, ma che in pratica genera contrasti involontari, percezioni distorte o una gerarchia visiva confusa. Questo diventa evidente soprattutto nei layout: testi, blocchi di colore, elementi grafici, pulsanti possono cambiare completamente impatto a seconda dell’accostamento.
Quindi è davvero importante testare i colori insieme, non separati.
Prova diverse combinazioni, metti i colori uno accanto all’altro, applicali su sfondi diversi, verifica come cambiano quando ci sono elementi di testo o grafici. È in questo dialogo tra le tonalità che capisci se una palette funziona.
Una buona palette non è solo un insieme di colori belli: è un sistema in cui ognuno parla con gli altri e che rimane armonioso e coerente, qualunque sia il contesto in cui viene applicato.

Niente panico!
Se leggendo ti sei resa conto che creare una palette efficace richiede più passaggi di quanto pensassi, posso aiutarti io.
Creo palette su misura che funzionano davvero, pensate per il tuo brand, il tuo target e i contesti in cui verranno usate.
8. Non considerare il target
Una palette non deve parlare solo di te: deve parlare alle persone a cui ti rivolgi. Quando scegli i colori senza considerare chi li vedrà, rischi di creare un’estetica piacevole ma poco efficace, o addirittura dissonante rispetto alle aspettative e alla sensibilità del tuo pubblico.
Ogni target ha percezioni, riferimenti culturali, abitudini visive e bisogni diversi. Un colore che per te comunica calma, per un’altra persona può richiamare freddezza o distanza. Una palette molto sofisticata può risultare poco accogliente per chi cerca semplicità. Una combinazione giocosa potrebbe non essere credibile per un pubblico più maturo o professionale.
Non si tratta di accontentare tutti, ma di creare una connessione autentica.
Quando conosci davvero il tuo pubblico (i suoi valori, il suo linguaggio, l’atmosfera in cui si muove) diventa più semplice scegliere colori che parlano la sua lingua e che rendono il tuo brand immediatamente riconoscibile e rilevante.
Considerare il target significa ad esempio chiedersi:
Come voglio che si senta chi entra in contatto con il mio brand?
Che percezioni evoca questo colore nel mio pubblico ideale?
Una palette progettata pensando alle persone che la incontreranno non è solo più efficace: è più empatica, più intenzionale e più capace di creare connessione e fiducia.
9. Ignorare la psicologia dei colori
Ogni colore comunica qualcosa, anche quando non ce ne accorgiamo. Prima ancora di leggere un testo o capire un messaggio, il nostro cervello reagisce in modo istintivo e immediato alle tonalità che vede: si attiva, si rilassa, si concentra, si apre o si chiude. Per questo la psicologia dei colori non è un dettaglio teorico: è un elemento potente nella costruzione dell’identità visiva di un brand.
Ignorare questo aspetto può portare a scelte incoerenti con ciò che vuoi trasmettere. Un brand che punta su affidabilità e stabilità, ad esempio, potrebbe indebolire la propria comunicazione scegliendo colori troppo vibranti. Al contrario, un progetto giovane, creativo, dinamico rischierebbe di risultare statico se fondato su colori troppo spenti o istituzionali.
La psicologia del colore non funziona come un manuale rigido (“questo colore significa sempre X”), ma come una bussola. Ti aiuta a capire quali emozioni può evocare una certa tonalità e come queste emozioni possono sostenere (o sabotare) il messaggio che vuoi comunicare.
Tenere conto di questo aspetto ti permette di creare una palette che non è solo bella, ma anche significativa: capace di attivare le sensazioni giuste nel tuo pubblico, di rafforzare il posizionamento del brand e di rendere la comunicazione più chiara e intenzionale.
Una palette efficace non parla solo agli occhi: parla alla mente e, soprattutto, alla percezione emotiva delle persone.
10. Non valorizzare le sfumature
Avrai sicuramente visto schemi come “Blu = affidabilità”, “Giallo = energia”, “Rosso = passione”…
Sono utili perché offrono una prima base per orientarsi nella psicologia dei colori. Ma questa è solo la superficie: ogni colore esiste in una moltitudine di sfumature, e sono proprio queste sfumature a dare profondità, carattere e personalità alla palette.
Un verde, ad esempio, può tendere verso il blu e trasmettere calma, eleganza, introspezione. Oppure può virare al giallo, diventando più naturale ed energico. Lo stesso vale per un rosa: può avvicinarsi al rosso e risultare deciso e vibrante… oppure avvicinarsi al bianco e diventare delicato, gentile, quasi etereo.
Quando scegliamo una tonalità “mista”, non stiamo semplicemente selezionando un colore: stiamo creando un dialogo tra due o più significati.
La sfumatura attinge dalle caratteristiche dei colori che la compongono e può acquisire nuove sfumature emotive, ancora più sottili e interessanti. Ed è proprio qui che la palette può diventare davvero personale e distintiva.
Non valorizzare le sfumature significa perdere l’opportunità di dare al brand più profondità e poliedricità.
Al contrario, imparare a leggerle e a sceglierle con intenzione ti permette di costruire un’identità visiva ricca, coerente e molto più vicina alla sensibilità e al messaggio che vuoi esprimere.
Per riassumere, ecco un recup visivo!

Cosa fare adesso per creare una palette che funzioni davvero
Scegliere i colori del proprio brand non è mai un esercizio puramente estetico: è un percorso di consapevolezza. Ora che hai visto gli errori più comuni, puoi evitarli con più facilità e puoi costruire una palette che non solo funzioni, ma che rispecchi la tua identità e quella delle persone a cui ti rivolgi.
La verità è che non esiste una formula universale. Esiste, invece, una combinazione che parla la tua lingua, sostiene la tua comunicazione, ti fa da portavoce e ti permette di sentirti finalmente rappresentata quando mostri il tuo lavoro al mondo.
Se ti piacerebbe avere una palette progettata con cura, unica, funzionale e perfettamente allineata al tuo brand, ma non vuoi farla da sola, posso aiutarti.
Vuoi una palette personalizzata per il tuo brand?
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Niente set preconfezionati, niente colori “alla moda”: solo una combinazione pensata davvero per te.
Scrivimi qui per iniziare il percorso insieme: sarà un piacere accompagnarti nella creazione di una palette colori che racconti la tua unicità.

